Chi è Metrodoro il Teorematico?

Metrodoro il Teorematico, chiariamolo subito, non è nessuno.

Da sempre appassionato di filosofia e fisica teorica (e no, non sono cose antitetiche) dopo la scuola dell’obbligo decide di bazzicare la facoltà di Giurisprudenza. Ciò gli consente di capire per bene il diritto costituzionale, la gerarchia delle fonti, approfondisce economia (soprattutto macro) e, ça va sans dire, la filosofia del diritto.

Non completa gli studi giuridici preferendo dedicarsi alla filosofia tout court dove può attraversare tutti i piani del pensiero, comprese, per non farsi mancar nulla, anche un po’ di fisica teorica avanzata, analisi matematica e geometrie varie (viva la libertà del piano di studi in filosofia!)  e finisce per laurearsi (ebbene sì: anche cum laude) in filosofia della scienza.

Tra gli approfondimenti che questo background gli ha dato può vantare:

  • Il darwinismo in tutte le sue sfaccettature
  • Logica matematica classica tarskiana, teorema di Gödel, logiche intuizioniste, deontiche e epistemiche
  • Ma quanto era geniale Kant!
  • Derrida è certamente un elegante imbrattacarte ma lo è in modo assai brillante
  • Analisi metodologica della sociologia, dell’economia e della scienza politica: approfondimenti su Hayek e Popper.
  • Si ringrazia Eva Picardi grazie alla quale la filosofia analitica del linguaggio è stata apprfondita a tal punto da comprenderne tutti i pregi (ma anche tutti i limiti): Frege, Russell, Wittgenstein, Quine, Dummett, Davidson fino a quel furbacchione di Kripke.
  • Si ringrazia Alberto Artosi grazie al quale logiche deontiche e epistemiche hanno acquisito un senso, prima ignoto, e grazie al quale ha capito in cosa consiste davvero il metodo scientifico
  • Si ringrazie Roberto Dionigi grazie al quale Metrodoro il Teorematico ha capito che il linguaggio della filosofia è tanto importante quanto la filosofia del linguaggio e che in esso si nasconde la chiave per capire ciò che può esser capito.

In pratica: fare filosofia a Bologna negli anni ’90 era una figata.

Nonostante questo popò di preparazione Metrodoro il Teorematico si dimostra magnanimo e, complici anche strani incroci esistenziali e la drammatica constatazione che se avesse intrapreso la carriera accademica non avrebbe visto il becco d’un quattrino per svariati anni, decide di non togliere il lavoro a tutti i professori di filosofia del pianeta e “va a lavorare”.

Inizialmente sprigiona tutta la sua scienza filosofica nel settore informatico ma nessuno rimane particolarmente impressionato.

Così, grazie ad un minimaster in marketing dell’economia digitale, al rinverdimento di giovanili studi informatici (il Metrodoro bambino sapeva programmare in GW Basic sull’Olivetti M20 e poi sull’M24 – qualcuno rimembra?) e un bel po’ di olio di gomito si costruisce anno dopo anno una carriera nel mondo di marketing e vendite del segmento informatico.

Oggi, esattamente vent’anni dopo aver iniziato a lavorare, ricoprire la carica di Key Account Large Enterprise nel segmento ICT. 

Ah, giusto! Ci sarebbero anche le smodate passioni:

Della fisica teorica s’è già detto: Metrodoro vorrebbe riconoscersi un qualche tipo di competenza in tale materia (che forse in tempi passati un poco c’era) ma l’averla trascurata (non averla praticata) per più di 15 anni ha ridotto e circoscritto la sua conoscenza della materia ad un bagaglio di concetti e ipotesi utili per la ricerca filosofica. L’interessamento è ripreso di recente vista la pindaricità di certi voli che la fisica teorica ha intrapreso e ci sarà modo di parlarne.

Formula 1: è sufficiente dire che impara a leggere a 5 anni sull’almanacco della Formula 1 – viva Mario Andretti – è forse l’unico sport di cui, può dirsi esperto per davvero, per strano che possa essere. Capiterà di parlarne in questo luogo.

Pallacanestro: l’aver vissuto l’epopea di Magic, Bird, Jordan e il tragico volo di Petrovic, oltre all’averla praticata per svariati anni, lo rende esperto, sia pur “da bar”, di questo gioco del quale ammira la tecnica e le storie dei protagonisti. Qualcosa da dire capiterà.

Scacchi. Smodata, insana, deviante, drammatica passione per il più nobile dei giochi. Metrodoro il Teorematico può vantare persino un paio di titoli locali di categoria e ha messo in cascina qualche scalpo di livello – per gli esperti: in torneo ufficiale (rigorosamente al primo turno grazie all’italo-svizzero) un GM da 2504 è caduto inaspettatamente sotto i colpi del nostro – un altro GM (sia pur decaduto: al tempo aveva 2394) fu sopraffatto in un torneo semilampo – un MI italico, giovine speranza scacchistica romagnola che dopo aver vinto diversi campionati italiani under e ben figurato al campionato italiano assoluto decide saggiamente di far fruttare i suoi talenti cerebrali in prestigiose università americane, venne spazzato via in torneo ufficiale semilampo da un Metrodoro il Teorematico “disguised as Tal” (semicit. per gli appassionati di Basket NBA) quando già superava ampiamente la rispettabilissima quota di 2350 (che il ricordo appannato fa salire addirittura a 2411 ma chissenefrega). Chiaramente questi sono gli exploit che si ricordano con più piacere ma il vero livello di gioco del nostro è parificabile ad un 1800/1900 con punte a 2150 in giornata di grazia e 1300 quando non c’ha voglia e comunque, salvo due eccezioni molto locali, non fa più tornei dal 2004. A dir il vero, gli scacchi più che una passione sono una triste condanna. Alcune features del nobil giuoco sono molto utili in vista di potentemente improponibili metafore. Ci sarà occasione di parlarne

Questi sono i “credits” – se quel che scrivo ha una base allora sta tutta qui.

Prego astenersi commenti del tipo “ma tu cosa ne sai?!” perché, per chi non l’avesse capito, l’unico pregio del Metrodoro è quello di saperne molto di tanto e, in genere, se ne parla è perché ritiene d’aver qualcosa di sufficientemente fondato e argomentato da dire. Tanto per intenderci: non si parlerà di balletto thailandese o di cucina macrobiotica, salvo che non siano spunto per altro.

Intervistatore: “Ma lei che sa o crede di sapere tante cose su tante materie diverse forse non pensa che alla fine non sa veramente nulla?”

Metrodoro: “Già – il punto è proprio questo e cioè che più cose sai più ti rendi conto di quante sono quelle che non sai – più sai più sei ignorante – ed il mio scopo ultimo, nella vita, è allargare quanto più possibile l’orizzonte della mia ignoranza”

Intervistatore: “E quindi come si definirebbe, se dovesse per forza definirsi?”

Metrodoro:”Se proprio devo: musicista”

Intervistatore: “e questo che c’entra? non ne ha parlato nel resumè intellectuel!”

Metrodoro: “Appunto”

(Stralci dall’intervista rilasciata da Metrodoro a Radio Megara International nel 300 a.C.)

Non ho mai fatto politica, né il giornalista, né associazioni (tranne il circolo scacchistico), né niente altro. Mi facevo gli affari miei fino a quando ho aperto questo spazio quindi, Metrodoro il Teorematico, com’è stato a questo punto ben chiarito, non è nessuno.

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